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giovedì 30 aprile 2015

Mad Men


Come ho fatto a vivere tutti questi anni senza Mad Men?
Come ho potuto far finta di niente, continuando a vivere le mie giornate ignara di tanta bellezza?
Come ho fatto a considerare capolavori determinate serie tv, senza utilizzare questa come metro di misura?
Queste sono solo alcune delle domande che mi vengono in mente ogni volta che guardo un episodio di quel prodotto meraviglioso chiamato Mad Men.

Ma facciamo un piccolo passo indietro.
Sono venuta a conoscenza dell'esistenza di questa serie tv quasi per caso, in un modo assolutamente ridicolo che ovviamente non posso fare a meno di convidere con voi: ero follemente cotta di A., ex compagno di corso all'università, che non faceva altro che parlare di questa serie e per riuscire a farmi un'idea di cosa stava parlando ( e, lo ammetto, per cercare di rendermi più interessante ai suoi occhi...) ho iniziato mooolto lentamente a guardare la prima serie. Improvvisamente, nel giro di due settimane, ho avuto la capacità di divorare 7 stagioni da 13 puntate ognuna. Morale della storia? Non ho più avuto notizie di A., ma con Mad Men è stato ed è tutt'ora un grande amore.



Quali sono i motivi che rendono Mad Men una serie imperdibile?
Sicuramente uno dei principali è la trama: nella cornice dei meravigliosi anni 60, viene raccontata la storia dell'affascinante pubblicitario Don Draper (Jon Hamm), che passa le sue giornate dividendosi tra la creazione di campagne pubblicitarie per alcuni dei marchi più importanti del tempo e la sua passione sfrenata per le donne e gli alcolici, nonostante sia sposato con la folle Betty, uno dei personaggi più geniali ed assurdi del panorama televisivo.



Da amante degli anni 60, questa serie è stata un colpo di fulmine. I costumi, i colori, le musiche, le scenografie, tutto è curato alla minima perfezione. Nel corso delle stagioni è palese l'aria di cambiamento che pervade quegli anni: dalla lotta per i diritti civili guidati da personaggi come Martin Luther King ( mentre nelle prime stagioni colpisce subito la mancanza totale di persone di colore nel cast, man a mano anche la Sterling & Cooper inizia ad assumere donne di colore come segretarie), alla parità dei diritti per le donne ( Peggy e Joan, rispettivamente il personaggio più odiato e più amato dalla sottoscritta, che da semplici segretarie sottoposte alle angherie dei colleghi, cominciano ad acquistare un ruolo sempre più importante all'interno dell'agenzia). Non mancano anche i riferimenti a problemi quali alcolismo, dipendenza da tabacco e droghe leggere, il tutto affrontato con una classe ed un eleganza uniche nel mondo della televisione.



I personaggi sono parecchi e popolano il mondo della Sterling & Cooper con semplicità, entrando ed uscendo di scena quasi improvvisamente, senza troppi fronzoli ma sono tutti descritti ed analizzati in modo profondo ed intenso riflettendo nei personaggi stessi i cambiamenti che imperversavano nei mitici anni 60, il tutto accompagnato da una colonna sonora incredibile con pezzi che spaziano da Janis Joplin, ai Rolling Stones con un pizzico di Frank Sinastra.



I miei preferiti? Adoro il menefreghismo di Roger Sterling ( il super figo John Slattery) e la tenacia di Joan Harris ( la bellissima Christina Hendricks... serio dove sono finite le DONNE come lei?!?), ma incredibile è anche Betty (January Jones), una casalinga annoiata prima, madre terribile dopo, e il suo rapporto con la figlia Sally (Kiernan Shipka).



Mancano solo poche puntate alla "fine di un'era" e già inizio ad avvertire quel senso di tristezza e smarrimento che accompagna le puntate finali di una grande serie tv. Sono sicura che nel finale scopriremo qualcosa di più sulla figura enigmatica di Don e soprattutto che verremo lasciati a bocca aperta... o almeno spero!



E voi, seguite Mad Men? Se, invece, non conoscete ancora Mad Men, vi chiedo, MA COSA STATE ASPETTANDO?!?

Voto: 9
Frasi Cult:
 "- Why is this empty? - Because you drank it all"
"How do I know if what I see as blue is the same as it is to you?"
"I can't decide if you have everything... or nothing."
"Only boring people are bored."
"-Sex sells. - Says who?"



sabato 25 ottobre 2014

Boyhood - Richard Linklater


Un caschetto biondo e due immensi occhi verdi persi ad osservare il mondo. Comincia così quel magnifico viaggio chiamato "Boyhood", il film evento di Richard Linklater girato in soli 39 giorni nell'arco di 12 anni che segue la crescita del giovane protagonista Mason, dagli 8 anni all'inizio del college. Gli anni più importanti, gli anni della formazione, gli anni delle prime esperienze, gli anni della scoperta, dell'incertezza, delle prime passioni forti, gli anni in cui tutto è vissuto con un'intensità incredibile. 


Boyhood non segue un evento particolare nella vita di Mason, non racconta le esperienze più importanti o significative della sua crescita, Boyhood è il modo semplice, pulito e lineare attraverso il quale Linklater ci fa conoscere Mason e la sua disordinata ma assolutamente normale famiglia. Una madre (Patricia Arquette) che cercando in continuazione un uomo che le porti stabilità e concretezza, si affida in realtà ad uomini violenti e con problemi di alcolismo e che la portano a trasferirsi, insieme ai due figli, sempre in città diverse. Un padre (lo straordinario Ethan Hawke) che anche se non sempre presente, riesce ad impostare sin da subito un rapporto schietto e sincero con i propri figli e che forse più di tutti gli altri personaggi ha un'evoluzione tangibile nel corso degli anni. E poi c'è Mason (Ellar Coltrane): con il suo essere riservato ma profondo, con la sua passione per Harry Potter da piccolo che si trasforma in una grande passione per la fotografia, con le sue idee strampalate ma così incredibilmente vere sulla tecnologia e l'uso di facebook, con le sue prime delusioni amorose, i viaggi e le scoperte, con i suoi cambi di look ed i suoi enormi occhi (una delle poche cose che di lui resta sempre uguale) che scrutano il mondo come a voler captare più informazioni possibili, come a voler scoprire i significati più profondi e nascosti dietro ogni cosa.



Boyhood è uno straordinario racconto in cui lo spettatore si trova a fare da "compagno di viaggio" nella crescita di Mason e a guardare il mondo attraverso il suo punto di vista. Ma è anche una chiara rappresentazione dei cambiamenti tecnologici e sociali degli ultimi anni, attraverso continui riferimenti alla  politica, film, libri e soprattutto con una colonna sonora che include grandi successi commerciali e piccoli gioeillini indierock.



Aspettavo questo film da anni, sentivo che mi sarei trovata di fronte a qualcosa di grosso, importante, anche rivoluzionario. Devo ammettere, però, di aver visto un film totalmente diverso da quello che mi aspettavo: Boyhood non è una storia romanzata o raccontata da un Mason versione adulta che riflette sul suo passato. Non è il racconto dei momenti più significativi della sua vita come il primo bacio, il primo viaggio o la prima volta. Boyhood è un prodotto che senza fronzoli riesce a centrare perfettamente il suo obiettivo: colpire il cuore e la mente dello spettatore, ricordandogli momenti che bene o male hanno fatto parte della vita di tutti noi. E' un'insieme di tanti piccoli momenti della vita di Mason che chissà come, uniti insieme, creano un qualcosa di straordinario. Ed è nella semplicità della storia che si ritrova la meraviglia, nella consapevolezza che tutto quello che sono stati gli anni passati, i momenti difficili, i traslochi, le litigate, le ubriacate, le delusioni hanno portato Mason ad essere quello che è all'inizio del college, dove Linklater sceglie di mettere un punto all'adolescenza del protagonista e lo fa perchè effettivamente Mason è cresciuto, è consapevole,  è pronto a cogliere l'attimo o ad essere colto dall'attimo, è una persona nuova, pronta per iniziare una nuova fase della vita. 



Personalmente avrei voluto che il viaggio di Mason non finisse mai, avrei voluto continuare ad accompagnarlo, continuare a sapere delle sue giornate, delle sue cotte, delle sue passioni... quasi fosse ormai diventato un amico. E' un pò come quando si legge un libro talmente bello ed intenso da sentirsi parte della storia, la stessa identica sensazione che ho provato leggendo la prima volta "Il Giovane Holden". La stessa emozione che ho provato vedendo la trilogia di "Before the..." dello stesso Linklater, l'idea di non riuscire ad abbandonare un personaggio al quale ormai sei affezionato.
Questo film non ha una sceneggiatura incredibile, nessun dialogo da premio Oscar, nessun momento cult da ricordare. Questo film racconta la vita, i rapporti, le emozioni e proprio per questo non è un film che può essere apprezzato da tutti. Ma è un film che per la sua semplicità si lascia amare, si stampa nel cuore in modo indelebile ed è proprio per questo che è un capolavoro.



Ciao Mason, grazie per avermi dato la possibilità di accompagnarti in questo viaggio lungo 12 anni.



Voto: 9
Frase Cult: "You know, like, everyone’s saying ‘seize the moment’? I don’t know I’m kind of thinking it’s the other way around. You know, like, ‘the moment seizes us’. Yeah, I know it’s constant, the moment, it’s just like it’s always right now."

sabato 30 agosto 2014

It's Kind of a Funny Story - Ryan Fleck & Anna Boden


Craig (Keir Gilchrist) è un adolescente come tanti che a causa dello stress da studio, della vita sentimentale disastrosa e di un padre poco presente soffre di depressione che lo porta a sognare il suicidio in continuazione e ad avere attacchi di vomito improvviso nei momenti di panico. Decide quindi di "auto" ricoverarsi in una clinica psichiatrica per farsi aiutare, sperando in una soluzione veloce ed indolore. La dottoressa a cui viene affidato, però, lo invita a trascorrere alcuni giorni in clinica per cercare di capire quali siano i motivi dietro a questo suo desiderio di suicidio. Lo stesso Craig, infatti, ammette a se stesso di non avere problemi gravi come droga, violenza...ma i soliti e semplici problemi presenti nella vita di ogni ragazzo.


Può sembrare una storia vista e rivista ma, invece, questa pellicola del 2010, tratta dal romanzo omonimo di Ned Vizzini, è una gioia per gli occhi e per il cuore. Un pò 500 Days of Summer ( il film super indie di Mark Webber con Zooey Deschanel e Joseph Gordon-Levitt), un pò Qualcuno volò sul nido del cuculo ( il capolavoro di Miloš Forman del 1975), la pellicola segue i 5 giorni di "ricovero" di Craig nella clinica dove si troverà a contatto con personaggi che gli faranno capire e toccare con mano la vera follia e i reali problemi della vita quotidiana.


Il cast è giovane e su tutti risalta il magnifico Zach Galifianakis nei panni di un simpatico quanto imprevedibile "ospite" della clinica che farà da guida al giovane protagonista aiutandolo ad affrontare i piccoli drammi della sua adolescenza. Stranamente ho apprezzato anche l'interpretazione della nipote d'arte Emma Roberts, la bella ma problematica Noelle, con la quale Craig instaurerà un'amicizia particolare. Anche la colonna sonora è una piccola chicca: oltre ai continui riferimenti ai Vampire Weekend, ci sono pezzi degli XX, The Drums, Bob Dylan...


La scena migliore del film? Sicuramente quella in cui i protagonisti, impegnati in una delle tante attività ricreative, si immaginano come tanti David Bowie interpretando il famosissimo brano Under Pressure.


Insomma il film è un inno alla vita, uno di quelli che fa venire voglia di smettere di pensare a tutto il marcio del mondo ed iniziare finalmente a vivere. Non nego infatti che alla fine qualche lacrimuccia è scesa, merito soprattutto dell'evoluzione del protagonista che riesce a capire quanto sia bello e facile rendere positiva e migliore la sua vita riempiendola di cose comuni ed anche banali come il prendere la metro, baciare la ragazza che si ama, correre, andare ai concerti... senza quel bisogno, imposto dalla società odierna, di raggiungere il lavoro più proficuo, la casa più grande, la donna più bella...



Voto: 7 1/2
Frase Cult: "Ti piace la musica?"
                  "Ti piace respirare?"



giovedì 14 agosto 2014

Rewatch: Across The Universe - Julie Taymor

Rewatch è la nuova rubrica di My IndiePop Taste con la quale cerco di farvi conoscere film che ho già visto mille volte ma che, nonostante questo, non smettono di piacermi.
Oggi vi parlo di Across The Universe un film/musical del 2007 ispirato alle più belle canzoni dei Beatles.


Siamo negli anni 60 ed il giovane Jude decide di partire per gli USA alla ricerca del padre. Durante il suo viaggio conoscerà Max, che in seguito verrà arruolato per la guerra in Vietnam, e la sorella Lucy, giovane pacifista impegnata nei movimenti contro la guerra. Il tutto descritto in modo colorato, appariscente, esagerato...proprio come i colori dei dischi dei Beatles.

Il film ha come punti di forza sicuramente un cast incredibile, Jim Sturgess (Jude) è praticamente la copia del giovane Paul McCartney, Evan Rachel Wood (Lucy) ha una voce incredibile e la partecipazione, seppur in piccolo ruolo, di Bono degli U2 rendono questo film imperdibile per gli amanti dei Beatles. Vincente è stata anche la scelta di non mettere le canzoni buttate lì casualmente ma di adattarle perfettamente alla scena che accompagnano, evitando parti totalmente cantate che si rivelano lunghe e talvolta imbarazzanti di grandi musical come I Miserabili o Grease. Il film infatti scorre veloce, in modo piacevole e coinvolgente.


Inoltre la pellicola è continuamente bombardato da riferimenti alla cultura e alla società del tempo: ad esempio uno dei protagonisti, Jojo, è chiaramente ispirato a Jimi Hendrix, i nomi dei personaggi principali derivano tutti dai testi delle canzoni dei Beatles e Jude, il protagonista è di Liverpool...


Una delle scene mie scene preferite (accompagnata da una delle canzoni che più amo dei Beatles) è quella dove Jude, ripensando all'amico Max in Vietnam, sfoga la sua frustrazione cantando Strawberry Fields Forever


Il film segue anche l'evoluzione della musica dei Beatles, con un inizio più leggero con pezzi come Girl, It Won't Be Long, All My Loving...mentre nella seconda parte del film l'atmosfera cambia e si passa a pezzi nei quali i testi dei Beatles risultano più maturi, più profondi come Something, All You Need Is Love, Hey Jude, A Day In The Life...
Insomma un film che se anche può risultare eccessivo con i suoi effetti speciali, colori psichedelici e mille canzoni, ha il pregio di raccontare in maniera "leggera" un periodo storico pieno di contraddizioni: amore libero e i movimenti pacifisti da una parte e la sanguinosa guerra in Vietnam e l'omicidio di personaggi come Martin Luther King dall'altra.

Astenersi quindi i non amanti dei mitici Fab Four...anche se una domanda sorge spontanea: ma come si fa a non amare i Beatles?!?



Voto: 7
Frase Cult: "È quello che fai che determina quello che sei?"
                    "No, è quello che sei che determina quello che fai, ho ragione Jude?"
                    "L'importante non è quello che si fa, ma come lo si fa!"

martedì 15 luglio 2014

Scena Cult del Giorno: The Royal Tenenbaums - Wes Anderson


Non c'è storia...io amo questo film, amo Wes Anderson, amo la stranezza dei suo personaggi, amo le canzoni che accompagnano i suoi capolavori, amo le sue inquadrature, l'uso dei colori...IO LO AMO.
I Tenenbaum è il suo terzo film ma probabilmente il più famoso e racconta la storia di una famiglia un pò eccentrica che si ritrova di nuovo sotto lo stesso tetto a causa del padre che si finge malato. Di conseguenza si rincontrano anche i tre figli: Chas (Ben Stiller) che ha perso la moglie in un incendio e passa le giornate a testare vie di fuga con i due figli gemelli, Margot (Gwyneth Paltrow), la figlia adottiva, depressa cronica e Richie (Luke Wilson), ex campione di tennis innamoratissimo della sorella.

La scena cult di oggi è proprio quella del momento in cui Richie e Margot si rincontrano, con la meravigliosa voce di Nico che cantando These Days accompagna gli sguardi dei due innamorati.

Voto: 9
Frase Cult: "Anche tu mi sei mancato"

venerdì 11 luglio 2014

La mia vita a Garden State - Zach Braff


Vi ricordate il simpaticissimo JD di Scrubs? Ecco, dimenticatelo. L'attore che interpreta l'imbranato dottore nella famosissima serie tv, nel 2004 si è cimentato anche come regista e sceneggiatore con "Garden State", film che nonostante il budget ridotto ha un cast importante: Zach Braff è un giovane attore non proprio di successo che assume psicofarmaci da anni a causa di un incidente con il quale ha reso paralitica la madre, Natalie Portman è Sam, una ragazza che dice bugie ogni minuto ma che con la sua follia riesce ad entrare nel cuore del giovane protagonista e poi ci sono Peter Sarsgaard, nel ruolo del vecchio amico fattone del liceo e Ian Holm, il padre psichiatra di Andrew.
La storia è vista e rivista: lui vive a Los Angeles provando a fare l'attore ma a causa della morte della madre è costretto a tornare nel suo paese natale per il funerale e lì avrà modo di affrontare tutti i problemi della sua vita: dal fatto che non riesce a provare alcun tipo di emozione, al rapporto distaccato con il padre.



Esperimento riuscito? Direi proprio di no. Il film è lento, noioso, neanche i pochi momenti di umorismo riescono a riprenderlo. Ed è un peccato perchè adoro Zach Braff, il suo profilo Twitter è letteralmente uno spasso ma in questo film, Braff si dimostra un pessimo attore drammatico, non risulta credibile e ogni minuto che passa, speri possa tirar fuori qualche buffa mossa alla JD per migliorare il film.



Un plauso però va fatto alla colonna sonora curatissima che è riuscita ad aggiudicarsi anche un Grammy. Il pezzo più bello? Sicuramente New Slang dei Shins che accompagna la scena del primo incontro tra Andrew e Sam.


Un film che poteva sicuramente dare molto di più, con alcuni dialoghi davvero molto belli, alcuni sprazzi di buone idee ( la scena della camicia fatta con il tessuto delle pareti) e cose viste e già viste ( il party con droghe ed alcool...NOIA!). 



In questi giorni è in uscito negli USA il nuovo film di Braff, Wish I Was Here, anche questa volta con un cast d'eccezione: Kate Hudson, Jim Parson, Donald Faison...e proprio questa nuova pellicola, che sembra sia stata accolta molto bene dalla critica, mi ha spinto a voler conoscere anche questo nuovo "lato" del giovane attore statunitense e quindi a rivedere il suo primo film da regista ma spero che il suo secondo esperimento non sia al livelli di Garden State e soprattutto che Braff sia nettamente migliorato nei ruoli drammatici.



Voto: 5 1/2
Frase Cult: "Sai quando arrivi a quel punto della tua vita in cui ti rendi conto che la casa in cui sei cresciuto non è più casa tua... improvvisamente anche se hai un posto dove mettere le tue cose, l'idea di casa non esiste più... Come avere nostalgia di un posto che neanche esiste. Forse una famiglia è proprio questo, un gruppo di persone che hanno nostalgia di un posto immaginario."

sabato 28 giugno 2014

Mike Nichols - Il Laureato



Vi è mai capitato di sentire un film totalmente vostro, come se fosse stato scritto per voi? Un film che riesce a rappresentare in pieno il vostro stato d'animo? Un film che sentite il bisogno di rivedere più volte l'anno e che nonostante questo vi sembra sempre nuovo e sempre più bello? Tutto questo e molto di più è per me Il Laureato.
Non sono mai stata brava a fare classifiche ma da ormai parecchi anni lo considero il mio film preferito in assoluto. E a pensarlo non sono la sola dato che è considerato una pietra miliare del cinema ed inserito nella lista dei 100 migliori film di sempre.



La storia è quella di Benjamin Braddock, un giovanissimo Dustin Hoffman, che torna a casa dopo essersi laureato e cade in una totale apatia. Trascorre le sue giornate tra il letto e la piscina, schivando tutti quelli che si complimentano per il traguardo raggiunto e gli chiedono dei suoi progetti per il futuro. Le sue giornate prendono una piega diversa quando incontra la Signora Robinson che, senza alcun imbarazzo, gli propone una relazione sessuale. Inizialmente il giovane rifiuta pronunciando la famosissima frase "Signora Robinson lei sta cercando di sedurmi, non è così?".



Ma in seguito, comincerà ad incontrarsi regolarmente con la sensualissima signora Robinson fino a quando non conosce Elaine (la bellissima Katharine Ross), la figlia della donna, con la quale i genitori organizzano un incontro e che Ben accetta controvoglia. La serata, inizialmente un disastro, si rivelerà poi molto piacevole e i due giovani protagonisti cominceranno a frequentarsi. Fino a quando Elaine non scopre la relazione di Benjamin con la madre e decide di tornare all'università, dove cercherà di dimenticarlo frequentando Carl. Il protagonista tenta in tutti i modi di riconquistarla e quando scopre che Elaine sta per sposarsi, si precipita al matrimonio in una delle scene più famose della storia del cinema:


Il finale è spiazzante: i due si ritrovano insieme sull'autobus, inizialmente entusiasti, felici...ma nel giro di pochi istanti, forse consapevoli di tutto quello che hanno combinato, cambiano decisamente espressione: insicuri, spaventati e totalmente ignari del loro futuro. 


Una delle cose che resta più impressa del film è sicuramente la famosissima colonna sonora curata totalmente da Simon & Garfunkel, con alcuni dei pezzi che hanno fatto storia: Mrs. Robinson, The Sound Of Silence. Ma anche la cura dei particolari e della fotografia rende questo film unico. La stessa auto utilizzata da Ben, l'Alfa Romeo Duetto, è diventata un cult.




Quando questo film uscì nel 1967, mia madre era nata da pochi anni, io non ero ancora minimamente nei suoi pensieri, la concezione di scandalo e pudore erano totalmente diversi e questa storia, anche se raccontata senza alcuna volgarità rispetto agli standard a cui siamo abituati oggi, destò molto scalpore. Nonostante questo e nonostante siano passati ormai parecchi anni dalla sua uscita, questo film risulta attualissimo, non tanto per la storia d'amore raccontata, quanto per la sottile critica alla società e all'ironia con la quale si raccontano le vite piene di consumismo e apparenza delle famiglie del ceto medio borghese negli anni 60, non poi tanto differenti da quelle di oggi. Insomma un film imperdibile, un vero cult, un piccolo capolavoro che fa guardare con malinconia al cinema di un tempo.



Voto: 10
Frase Cult: "Che cosa fai Ben lì?'
                    "Vado alla deriva...qui in piscina"

lunedì 16 giugno 2014

Somewhere - Sofia Coppola


E' sempre difficile parlare di un qualcosa che si ama tanto perchè si ha sempre la sensazione di non riuscire ad esprimere completamente tutte le emozioni che quella cosa ti regala. E' quello che mi è successo oggi, scegliendo di parlarvi di un film di Sofia Coppola. Ammiro questa donna da sempre, dal suo primo film da regista o forse ancora prima, da quando giovanissima ottenne la parte di Mary Corleone nella terza parte de Il Padrino (film per cui vinse anche un Razzie Award come peggior attrice protagonista...!!!). Credo che insieme a Wes Anderson e ad alcuni registi della nouvelle vague come Truffaut e Godard, sia tra i miei preferiti in assoluto ed è difficile quindi che un suo film non mi piaccia.
Somewhere è il suo quarto lungometraggio ed è probabilmente il mio preferito. La storia è quella di Johnny Marco (interpretato da un fantastico Stephen Dorff), una superstar di Hollywood che passa le giornate tra belle donne, alcool e promozione dei film, momenti che agli occhi di una persona "normale" possono sembrare ultra cool, ma che Marco affronta con noia e rassegnazione.



La sua vita è vuota, inutile, lui stesso non se ne rende conto fino a quando non è costretto ad ospitare la figlia Cleo, una giovanissima Elle Fanning, con la quale ha un rapporto buono ma molto distaccato. Da quel momento le sue giornate prenderanno una piega diversa e lentamente arriverà a rendersi conto che per essere felici non è fondamentale la vita da "star" ma bastano i semplici affetti a rendere tutto più unico e speciale. Durante l'arco del film, i due si recano anche in Italia per ricevere il Telegatto e ci troveremo di fronte ad una rappresentazione dello star system italiano particolarmente imbarazzante, insomma non molto distante dalla cerimonia dei David di Donatello presentata da Ruffini quest'anno.




Ma sarà proprio questo viaggio in Italia che consoliderà ancora di più il rapporto tra i due, aprendo gli occhi al protagonista sulla inutilità e solitudine che regnano nella sua vita,  e che gli consentirà quindi di aprire il cuore alla piccola Cleo, dimostrando quanto l'amore per i propri figli possa cambiare la vita di una persona.



Un cenno va fatto anche alla colonna sonora che, come in ogni film di Sofia Coppola, è curata nei minimi particolari. Il contributo principale è dato dalle sonorità indie rock dei Phoenix, con il bellissimo brano Love Like a Sunset che si armonizza perfettamente alla splendida scena finale, ma anche gli Strokes con I'll Try Anything Once, pezzo che Cleo fa ascoltare al padre durante una giornata in piscina, fino ad arrivare alla ballata pop Cool di Gwen Stefany, che accompagna una delle scene più belle del film, dove Cloe fa le prove per uno spettacolo di pattinaggio e Johnny riesce finalmente ad abbandonare il cellulare per vedere l'esibizione semplice ma emozionante regalatogli dalla figlia.



Un film incredibile, che con la sua semplicità e con i suoi silenzi è riuscito a vincere il Leone d'oro al miglior film al festival del cinema di Venezia, dimostrando ancora una volta l'abilità della Coppola nel creare grandi film e regalare grandi emozioni.


Voto: 9 1/2
Frase Cult: "I'm fucking nothing."


sabato 14 giugno 2014

Submarine - Richard Ayoade



In questo periodo estivo in cui le uscite cinematografiche lasciano un pò a desiderare, la sera, invece di andare al cinema, preferisco riprendere qualche film dei mesi passati che mi ero persa o riguardare qualche gioiellino che avevo già avuto modo di apprezzare. Submarine è uno dei tanti film che in Italia, purtroppo, non è mai stato distribuito e che vidi anni fa in lingua originale incuriosita dal fatto che avesse partecipato al Giffoni Film Festival e dai tanti commenti che lo definivano "la risposta inglese a Wes Anderson". Amando profondamente il cinema del buon Wes, decisi di non lasciarmelo scappare e devo dire che ne rimani estremamente colpita. In questi giorni è in programmazione su Sky ed è stata un'ottima occasione per rivederlo in italiano anche se il mio consiglio, come al solito, è quello di goderselo in lingua originale.




Submarine è un film del 2010 che racconta della stramba adolescenza di Oliver Tate, un ragazzo che vive in un mondo tutto suo fatto di strani riti ed abitudini e con una percezione della realtà non propriamente obiettiva. Oliver ha due obiettivi principali nella sua vita: fidanzarsi con la compagna di classe Jordana Bevan, non molto popolare, poco amante del contatto fisico e delle dimostrazioni d'affetto, e soprattutto far riaccendere la passione tra i due genitori, un padre perennemente depresso e una madre che, stanca del marito, inizia a frequentare con un guru new age.




I pregi del film sono molti: una fotografia stupenda, caratterizzata da colori tendenzialmente scuri dove l'unico a spiccare è il rosso del cappotto di Jordana, una colonna sonora eccezionale curata dal leader degli Arctic Monkeys, Alex Turner, composta da una serie di ballate folk e pop rock, e gli attori protagonisti (specialmente il giovane Craig Roberts, già visto nell'ultima stagione di Skins, che con le sue espressioni stralunate e le abitudini assurde del personaggio da lui interpretato, riesce in poco tempo a farsi amare dallo spettatore).




Ma sono soprattutto i dialoghi e i monologhi presenti nel film che fanno riflettere e rendono questo film un piccolo e surreale capolavoro. Ogni frase pronunciata dal giovane protagonista arriva direttamente al cuore, colpisce come una coltellata e resta impressa nella mente. Stesso succede con alcune scene che invece per il livello di ironia e assurdità che raggiungono, fanno sorridere...personalmente ho adorato quella in cui Oliver immagina la sua morte con tanto di servizio al telegiornale e reazioni disperate dei suoi compagni.



Nonostante la visione non propriamente romantica dell'amore, il film in realtà ne è pieno. Amore è tutto quello che Oliver fa per salvare il matrimonio dei genitori, Amore è l'acquisto del cane per Jordana per aiutarla nel superare la malattia della madre, Amore è sognare di rincorrere in spiaggia la persona amata per poi scoprire che in realtà non è chi crediamo, Amore é...Submarine.



Stupisce del film il modo in cui vengono affrontati i drammi, in cui Oliver cerca di affrontare i problemi, il tipo di amore che lega i due giovani protagonisti...insomma, una storia onirica che sembrerà folle agli occhi dello spettatore più distaccato e non abituato a questo tipo di pellicole, ma che riuscirà ad entrare nel cuore di coloro che sono stati ( e forse sono ancora un pò...) eccentrici ed imbarazzanti come Oliver. Lui che ogni giorno legge il vocabolario per imparare parole nuove, che spia i genitori per scoprire di più sulla loro vita sessuale, che si crede il più popolare della scuola nonostante non lo sia...
Un film che ho adorato, forse per gli effettivi richiami al cinema di Anderson e alla nouvelle vague francese ( movimento cinematografico di cui parlo spesso perchè tra i miei preferiti...) o forse perchè in realtà anche io spesso mi sento un pò in un mondo tutto mio, dove sono sicura ci sia anche Oliver. :)



Voto: 8 1/2
Frase Cult: Ce ne sono tante, troppe...quindi ne ho scelte tre:
                  "I find that the only way to get through life is to picture myself in an entirely                                     disconnected reality."
                  "In many ways, I prefer my own company"
                  "No one can truly know what anyone thinks or feels"




mercoledì 11 giugno 2014

Indie June

L'estate non è proprio la mia stagione preferita. Odio quasi tutto dell'estate: il caldo, il sudore, le zanzare, la gente negli autobus, le foto delle persone a mare mentre io provo a studiare...
Ma c'è una cosa in particolare che odio di questa stagione: I TORMENTONI ESTIVI.


Ma cosa abbiamo fatto di male per doverci subire questo male assoluto? Ce li troviamo ovunque: negli spot televisivi più trasmessi, sui lidi in spiaggia, alla radio mentre siamo in auto e perfino nei peggiori servizi di Studio Aperto sul caldo in arrivo o sui rimedi per sopravvivere all'estate. Però lo ammetto, c'è un'eccezione. L'unico caso in cui potrei sopportare le varie "Vamos A La Playa","Asereje"o "Maracaibo" e addirittura farmi prendere dal momento accennando qualche passo di danza o facendo partire un trenino stile capodanno è quello di una festa in spiaggia super alcolica in cui sono talmente ubriaca da ricordare difficilmente il mio nome e le mie origini. Fatta questa premessa, sono qui a consigliarvi le canzoni che stanno accompagnando i miei primi giorni di caldo torrido. Purtroppo in questo momento non sono in costume al mare in qualche località esotica, sorseggiando un fresco mojito, ma sono chiusa in casa, trascorrendo le giornate tra un capitolo e l'altro, bevendo talmente tanto caffè che ormai la differenza tra me e la gattara matta dei Simpson è quasi inesistente.


Ovviamente i miei consigli sono quasi tutti di canzoni indie rock con un pizzico di elettropop, quindi se le pareti della vostra stanza sono tappezzate di poster di Laura Pausini o Ligabue, questo post evidentemente non fa per voi ( niente contro questi poveri due, che hanno avuto il piacere e l'onore di accompagnare le serate adolescenziali più deprimenti della sottoscritta...).

Partiamo con un gruppo indie rock che ho scoperto seguendo lo streaming del Coachella 2014 su youtube, i Grouplove con Tongue Tied. Oltre ad avere consumato entrambi i loro album, adoro la cover che hanno fatto di Drunk in Love di Beyoncè.



Il secondo pezzo che vi propongo è dell'accoppiata favolosa Robyn Feat Royksopp che dopo una serie di successi passati ( The Girl & The Robot, None of Dem...) sono tornati con un altro singolo super coinvolgente, Do It Again.


Quando ho visto per la prima volta una foto di Dan Croll ho pensato "Ma quanto è tenero?!?". Oltre ad essere il tipico timido nerd è anche parecchio bravo. La sua From Nowhere è ormai già un grande successo e anche le altre canzoni presenti nel disco, Sweet Disarray, sono molto carine. 

 

Se avete seguito i precedenti post, avrete capito l'amore che nutro per il regista Xavier Dolan. Ed è proprio grazie al suo primo film, J'ai tué ma mère, che ho scoperto questa canzone stupenda dei Noir Désir, Vive la fete


Ho creato una playlist su Spotify con le altre canzoni che accompagneranno il mio torrido Giugno prendendo ispirazione dal mitico Cannibal Kid di Pensieri Cannibali, se volete ascoltare gli altri pezzi che accompagneranno la mia estate, trovate la barra di ascolto qui sotto.

ENJOY! :)




lunedì 9 giugno 2014

We Are The Best! - Lukas Moodysson


Se potessi tornare indietro a quando avevo 13 anni, probabilmente vorrei essere proprio come loro: fuori dagli schemi, sfacciate, impertinenti ma soprattutto PUNK.
We Are The Best! è un film geniale, divertente ed irriverente sulla storia di due ragazzine, Bobo, e Klara, amiche da sempre ed appassionate di musica punk, alle quali si aggiungerà poi Hedvig, la più tranquilla tra le tre, con una famiglia cristiana alle spalle, che insieme decideranno di formare un gruppo punk, senza sapere assolutamente come suonare un basso o una batteria ma con la sola voglia di stravolgere il mondo e criticare tutto ciò che le circonda.


Il nuovo film di Moodysson, ambientato in Svezia nei primi anni 80, esplora nuovamente l'universo adolescenziale prendendo come spunto per la storia una graphic novel creata dalla moglie Coco. Il film coinvolge, diverte e soprattutto appassiona talmente tanto che lo stesso spettatore inizierà ad apprezzare il genere musicale, tenendo il ritmo con le dita mentre una colonna sonora composta prevalentemente da punk svedese accompagnerà le avventure delle tre ragazzine. Le stesse protagoniste del film compongo uno dei pezzi più coinvolgenti della pellicola, "Odio lo Sport" dedicata al professore di ginnastica reo di averle obbligate a partecipare ad una partita di basket. Un altro momento molto esilarante del film è quando le tre organizzano un incontro con una delle poche band punk rimaste nelle zone limitrofe, dopo aver scelto ognuna un componente diverso con cui "amoreggiare"...



Come in ogni band che si rispetti sorgono però gelosie tra le componenti e solo la più silenziosa del gruppo, Hedvig, riuscirà a calmare gli animi e a riportare la situazione sotto controllo poco prima del primo concerto in assoluto delle tre. 
Insomma il film è un'operazione totalmente riuscita, ogni spettatore sentirà la voglia di tornare adolescente per rivivere quei momenti di follia in cui nessuno sembra comprenderti se non il tuo migliore amico, dove i genitori sembrano sempre poco presenti e comunque insensibili alle passioni e ai desideri dei ragazzi, all'epoca dei primi amori (soprattutto non corrisposti...) e dei litigi tra compagni di scuola.



Bisogna ringraziare le poche case di distribuzione italiane che si mettono in gioco proponendo queste piccole perle cinematografiche che spesso nel nostro paese non vengono proiettate e non sono quindi accessibili al grande pubblico. E' proprio questo uno dei motivi per cui ho aperto questo blog, per dare la possibilità di far conoscere questi piccoli capolavori a tutti quelli che lo leggeranno, a tutte le persone che vogliono trascorrere una serata cinematografica piacevole e innovativa. 



Voto: 8 1/2

Frase Cult:  


Ps. Klara è la ragazzina più cool della storia del cinema.

domenica 8 giugno 2014

Gomorra - La serie



Quando ho letto per la prima volta che Sky stava per trasmettere una serie basata sull'omonimo romanzo di Roberto Saviano sono rimasta perplessa e anche un pò annoiata dall'idea. Ero convinta si trattasse del solito prodotto, la solita "italianata" che avrebbe messo ancora una volta in cattiva luce quel poco che c'è di buono nella mia sfortunata ma bella e verace regione ( si...sono campana!). Nonostante questo ho deciso di dargli una possibilità non solo perchè non ero mai stata delusa dalle produzioni Sky ma anche perchè ancor prima essere trasmessa già se ne era parlato parecchio bene.


Dopo aver visto le prime due puntate circa un mese fa, sono rimasta totalmente rapita ed anche incredula da quello che ho visto perchè noi italiani siamo da sempre abituati a produzioni imbarazzanti e di basso livello e per la delusione tendiamo a rifugiarci nelle grandi serie tv americane o inglesi (Game of Thrones, Mad Men, Breaking Bad...) che stanno raggiungendo dei livelli di perfezione così alti da poter essere paragonate ai grandi capolavori del cinema sia per le interpretazioni dei protagonisti, che per i costi di produzione e le storie raccontate.

Gomorra è una serie incredibile, non solo perchè rappresenta in modo schietto la realtà sociale nelle zone del napoletano e del casertano senza fronzoli o happy end ma anche per il modo e la cura con cui è stata prodotta, che non ha proprio nulla da invidiare a produzioni estere. La serie ruota attorno alle vicende del clan camorrista dei Savastano e delle "lotte" per il controllo della zona di Secondigliano e paesi limitrofi. La prima cosa che mi ha colpito particolarmente sono state le ottime interpretazioni degli attori protagonisti: Fortunato Cerlino, il boss Pietro Savastano, è di una bravura incredibile, riesce davvero ad incutere quel terrore e quella supremazia che i "signorotti" dei piccoli paesi hanno rispetto a tutti gli altri cittadini; Maria Pia Calzone, Donna Imma, che per la sua freddezza e il suo distacco riesce a far paura forse ancor più del marito e a cui tutte le donne rivolgono preghiere e richieste d'aiuto come se fosse una vera e propria salvatrice. Ma le vere e proprie rivelazioni sono Marco D'Amore e Salvatore Esposito, rispettivamente Ciro l'immortale, braccio destro della famiglia Savastano e Genny, il figlio del boss, che con le loro incredibili interpretazioni riescono a dare spessore ai personaggi anche e soprattutto nei cambiamenti che entrambi hanno durante l'arco della storia.



Ad ogni puntata, l'atmosfera si fa sempre più pensate ed incerta, i conflitti si accentuano, tutte le alleanze che i protagonisti hanno cercato di creare rischiano di saltare, persone innocenti vengono coinvolte, giovani ragazzi abbandonano un lavoro sicuro ed onesto per inseguire l'illusione della potenza e del denaro, insomma ogni puntata è vissuta con il cardiopalma. La straordinarietà di questa serie televisiva è data anche da una colonna sonora incredibile curata dai Mokadelic e dalla canzone che accompagna i titoli di coda di NTO' feat Lucariello - Nuje vulimme 'na speranza.




I complimenti sono ovviamente d'obbligo anche ai registi che hanno diretto le varie puntate, Stefano Sollima, Francesca Comencini e Claudio Cupellini che sono riusciti a creare un prodotto di una qualità e di un realismo impressionante. Ad oggi mancano solo due puntate alla fine della serie e se da una parte attendo con ansia di sapere come andrà a finire, inizia già a sentirsi quella strana malinconia data dal fatto di dover restare senza un produzione di qualità che è diventato ormai un appuntamento fisso ogni martedì sera e di dover aspettare (...si spera!!!) ancora parecchio tempo per una seconda stagione.
Il successo della serie è davvero incredibile e questo mi lascia ben sperare per il futuro della produzione televisiva italiana ( anche se si sa, Sky è tutto un altro livello...), lo dimostra anche il fatto che sia già stata venduta in parecchi paesi e che gli ascolti continuano a crescere di puntata in puntata. Il mio consiglio è quindi quello di riprenderla il prima possibile se non avete avuto la possibilità di seguirla: difficilmente ve ne pentirete.



Da parte mia, non posso far altro che sperare che il mio personaggi preferito, Ciruzzo l'immortale, riesca a "superare" questo finale di stagione e a conquistare il ruolo che merita nel clan o per lo meno (versione super splatter!!!) che riesca ad ammazzarli tutti e a vendicare tutto quello che gli stanno facendo subire!



Voto: 9 1/2

sabato 7 giugno 2014

Xavier Dolan - Les Amours imaginaires


Les Amours imaginaires è un film del 2010 del giovane regista, attore e sceneggiatore Xavier Dolan che racconta la storia di due migliori amici che si innamorano dello stesso ragazzo, inizialmente negando non solo a loro stessi ma anche all'altro, l'interesse per il biondissimo Nicolas.
Potrebbe sembrare una storia già vista e sentita ma c'è qualcosa che rende speciale questo film: lo stesso Dolan.
Il venticinquenne canadese infatti, riesce anche in questo suo secondo film, a riportare in modo superbo le reazioni, i sentimenti, i pensieri e soprattutto il contrasto tutto "immaginario" tra Marie e Francis, i due protagonisti, con uno sguardo però non troppo distaccato ed obiettivo sulla storia. Altro punto di forza del film è la soundtrack che mischia l'elettropop dei The Knife, il rap degli House of Pain e classiche ballate francesi, senza mai risultare fuori tema ma che anzi accompagnano perfettamente la storia per tutta la sua durata. Ma è soprattutto l'utilizzo dell'effetto rallenty che si rivela la particolarità del film, presente nelle scene più cult della pellicola rendendole ancora più intense, tanto che spesso sembrano richiamare i vecchi film della nouvelle vague di Truffaut e Godard.



Personalmente ho visto questo film ieri pomeriggio e non riesco a levarmi dalla testa questa scena, nella quale i due amici si preparano per un appuntamento con Nicolas e sembra quasi che si stiano preparando ad entrare in battaglia, il tutto reso ancora più intenso dalla voce della magnifica Dalida.


Il film di Dolan è un gioiellino che non potrà essere apprezzato da tutti (basti pensare che in Italia non è mai stato distribuito) ma nonostante questo è un film imperdibile, non solo perchè il giovane canadese è uno dei registi più applauditi e premiati in festival come Cannes e Venezia ma anche perchè in soli 95 minuti riesce a regalare delle scene incredibili nelle quali ragazzi e ragazze raccontano le loro esperienze sotto forma di monologhi/interviste e nelle quali ognuno di noi farà difficoltà a non ritrovarsi.


Inutile dire che questo film è entrato di diritto nella top 10 dei miei preferiti, quindi se non siete ancora riusciti a vederlo e vi ritenete dei veri cinefili, recuperatelo.




Voto: 8 1/2
Frase cult: "Il n'y a de vrai au monde que de déraisonner d'amour"- Alfred De Musset